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Osservazioni e commenti all'Adozione del Piano Particolareggiato "Oasi" con contestuale variante al P.R.G.C.

Comune di Serravalle Sesia - Provincia di Vercelli

Gli autori degli atti per l'adozione del PP Oasi sono dottori Architetti, Geologi ed Ingegneri.

L'area interessata dalla richiesta del Piano Particolareggiato si trova in Frazione Ronco, ha un'estensione di 45.820 mq. ed è sita su uno spartiacque, in sinistra idrografia del Rio Delle Moje, ad una altezza di 353m. s.l.m.

Riporto in corsivo e commento frasi utilizzate negli atti relativi alla richiesta di adozione del Piano Particolareggiato "Oasi".

Nella relazione illustrata si fa riferimento ad una:

"…richiesta di privati di recuperare, con fine turistico-ricettivo e residenziale, la frazione Ronco, posta su una delle tante colline che contornano l’abitato di Serravalle Sesia, ed è il risultato di una precisa volontà dell’amministrazione di coordinamento e di controllo di un’operazione che avrà ricadute positive sull’economia e sul recupero di un’area altrimenti abbandonata."

Si specifica un recupero di un'area abbandonata. La prima domanda è:

- A chi gioverà il recupero di quest'area?

Ed ancora:

- Chi dice che quell'area abbandonata, che ha una grande valenza naturalistica come viene tra l'altro più avanti ricordato, non fornisca già i suoi benefici alla popolazione di questo Comune?

Si può pensare che le valutazioni ambientali provino che convenga intervenire, ma vedremo più avanti che ci sono seri dubbi su tali valutazioni.

Si legge più avanti:

"La gestione del territorio non seguirà una filosofia di salvaguardia volta alla conservazione pura e semplice, intesa come mantenimento dello stato di fatto, ma terrà conto delle nuove esigenze, valorizzando le risorse ambientali, ricreando un paesaggio naturale ma vissuto, antropizzato nell’ottica di confort abitativo attento a non alterare gli equilibri del luogo."

Non si può evitare l'alterazione di equilibri ecologici dove si crea un insediamento umano e non si può valorizzare delle risorse ambientali ricreando un paesaggio naturale perchè per definizione è naturale tutto quello che non è manipolato dall'uomo. I fattori che governano i sistemi ecologici non sono del tutto conosciuti. Si riesce con grande fatica a proteggere l'ambiente biotico ed abiotico, ma da qui alla presunzione di essere in grado di ricreare la natura con tutti i suoi equilibri occorre soltanto la visione di ignari sognatori.

Anche l'affermazione all'art. 7, in "Norme tecniche di attuazione e schede tipologiche":

" ... L’intervento dovrà essere realizzato in modo da non compromettere irreversibilmente l’ambiente ...",

non è corretta, dato che gli equilibri ambientali si modificano sempre ogni qual volta si creano delle ferite nel continuum ecosistemico a seguito della realizzazione di strutture ed infrastrutture. L'estirpazione di piante, sia erbacee che legnose, l'erosione del suolo, l'inquinamento, il disturbo antropico, ecc. creano sempre degli spostamenti dell'equilibrio del sistema ecologico che, in seguito, si potrà forse solamente in parte curare.

Al capitolo di "Analisi di compatibilità ambientale" le categorie considerate al punto "c" sono:

" ... clima, atmosfera, ambiente idrico, suolo e sottosuolo, vegetazione, flora, fauna, ecosistemi e paesaggio e rumore. "

E di seguito viene subito dichiarato:

" ... Non si ritengono rilevabili influenze di alcun tipo sul clima e sull’atmosfera e, in generale, impatti ed influenze minime se non addirittura trascurabili sulle altre categorie. "

Ma quali studi sono stati fatti e quali dati sono stati presi in considerazione per poter arrivare a tale conclusione?

Poiché si ritengono irrivelabili impatti su tutte le categorie elencate, tale deduzione deve scaturire da dati raccolti in loco o quanto mento da preesistenti studi effettuati su quest'area. Sarebbe quindi scientificamente, oltre che deontologicamente, corretto riportare gli estremi delle pubblicazioni tecnico-scientifiche reperibili per qualsiasi diritto di visione pubblica e di contro deduzioni. Inoltre soprattutto sui microclimi del bosco si creano per forza impatti quando si fanno interveti edilizi e questi sono rilevabili facilmente comparando alcuni semplici dati di temperatura, umidità, insolazione, ecc. Conseguentemente gli impatti si propagano anche alla parte biotica dell’ecosistema (flora, fauna).

Riguardo a:

" Può essere considerato un primo, ma sempre molto ridotto, impatto ambientale in fase di realizzazione degli interventi individuati spazialmente e temporalmente nella durata del cantiere. "

la valutazione dell'entità dell'impatto può essere fatta soltanto dopo lo studio delle categorie di cui sopra e che ricordo essere:

“clima, atmosfera, ambiente idrico, suolo e sottosuolo, vegetazione, flora, fauna, ecosistemi e paesaggio e rumore“;

ed per le quali non sembra esistano dati in loco.

Al successivo punto "d", che riguarda gli obiettivi di tutela ambientale, si legge:

" …si potranno, per godere di punti di vista sul territorio, creare tagli mirati delle grosse alberature."

Le grosse alberature non sono soltanto piante, ma anche micro-habitat che complicano tra l'altro non poco lo studio e la valutazione degli ecosistemi ed è proprio irragionevole, attraverso un'analisi di compatibilità ambientale, che come stiamo vedendo è sempre più lacunosa ed inesistente, arrogarsi il diritto di " ... creare tagli mirati delle grosse alberature. ".

Per un permesso così delicato per l'equilibrio ecologico occorrono studi reali dell'ecosistema e della natura di quel territorio, studi da commissionare ad esperti in materia.

Questo permesso deve essere deciso dagli Enti preposti e non dagli autori di una richiesta di Piano Particolareggiato, che oltre tutto nel caso specifico non sono esperti di ecologia e natura.

Dal punto di vista scientifico le grosse alberature, soprattutto per la loro età, sono microecosistemi che supportano comunità faunistiche importanti per l’ecosistema bosco.

Al punto "e" si legge:

" Per quanto riguarda la componente di tipo naturalistico, cioè quella predominante, il verde potrà essere anche sostituito con essenze autoctone, facendo attenzione a scegliere essenze diversificate per fornire un habitat ideale a più specie di animali. "

Dunque senza aver rilevato dati ed aver studiato le caratteristiche floristiche, vegetazionali, faunistiche, pedologiche, ecologiche dell'area interessata si prescrive che il verde potrà essere anche sostituito con essenze autoctone e si rimarca che occorre fare attenzione a sceglierle diversificate per fornire un habitat ideale a più specie di animali.

Non ci è dato sapere quale grado di diversificazione occorre adottare e per quali e quante specie faunistiche debba convenire. Non si conosce per altro neanche la mappa di una specie, tramite questi atti, e si pretende di favorire la vita di più specie animali senza pensare ai danni delle popolazioni esistenti (botaniche e faunistiche).

Non è sufficiente aumentare la ricchezza in specie, soprattutto senza metodo scientifico, come scaturisce da questa analisi di compatibilità ambientale, per garantire una protezione dell’ambiente naturale.

Riguardo la ricchezza in specie vengono considerate solo le seguenti:

castagni, querce, ontani, farnie, frassini ”.

Prima di tutto non sono riportati neanche i nomi scientifici delle specie botaniche. In secondo luogo tre dei nomi riportati, nella nostra area climatica non sono riferibili unicamente ad una specie (ontani, querce e frassini) e debbono quindi essere considerati nomi volgari di genere. Il genere sta qui ad indicare un gruppo tassonomico. Mentre le farnie sono querce. Cosicché di cinque nomi si può limitare la lista a quattro essenze, di cui tre non si sa a quale specie corrispondano. Possiamo allora pensare che sia stata rilevata e classificata una sola specie: il castagno. Sperando che non si sia fatta confusione con il Castagno d’India o Ippocastano.

Il punto “g” riguarda le misure previste per impedire ridurre e ove possibile compensare gli impatti ambientali significativi derivati dall’attuazione del piano o del programma. Qui si legge:

“ … Per quanto riguarda invece le scelte localizzative, gli spazi per la viabilità e la sosta seguiranno criteri di accessibilità e fruizione integrandosi con l’esistente e mitigando il loro impatto (se pur ridotto) con l’interposizione di spazi e di barriere verdi sotto forma di siepi ed alberature, che, saranno un filtro visivo, acustico e di inquinamento atmosferico (le piante assorbono parte delle sostanze inquinanti).”

L’impatto visivo delle auto riguarda forse più gli ospiti del complesso in progetto che l’ambiente naturale perchè il disturbo della presenza delle persone che frequenteranno l’area sarà molto maggiore ed interesserà un’area molto più grande di quella destinata al parcheggio ed alla viabilità. Per l’ambiente conta invece l’impatto di disturbo acustico creato da tutti i fruitori dell’Oasi e del personale assunto e l’inquinamento creato dai gas di scarico. Ci sono altri inquinamenti che non sono stati contemplati e sono gli oli, ad esempio, persi dai motori dei mezzi di trasporto. Per quanto riguarda l’ecosistema suolo non sono stati previsti interventi mitigatori di questo tipo di impatto, né nelle aree preposte per la viabilità, né in quelle destinate alla sosta.

La legge regionale 14/12/1998 n. 40, all'allegato "D - Contenuti dello studio di impatto ambientale di cui all’articolo 5, da redigere ai fini della fase di valutazione" si legge:

" Lo studio di impatto ambientale contiene la descrizione, i criteri e le modalità di raccolta, selezione ed elaborazione dei dati e delle informazioni utilizzati per la redazione ed in esso contenuti, ed evidenzia le eventuali difficoltà (lacune tecniche o mancanza di conoscenze) incontrate nella raccolta ed elaborazione dei dati rilevati."

Ed inoltre si prevede nel Quadro ambientale " ... l’indicazione dei metodi di previsione utilizzati ..."

Non si riscontrano descrizioni ed indicazioni di questo tipo in questi atti.

Un rischio d’impatto importante in fase di intervento è l’erosione del suolo che interessa una fascia molto sensibile riguardante il pendio.

Sono stati dimenticati altri aspetti qualitativi dell’ecosistema bosco, presente nell’area oggetto della richiesta di adozione del piano particolareggiato Oasi. Come in tutti i boschi l’attività di sintesi clorofilliana ha una efficacia maggiore che quella svolta da singole piante. E la fissazione dell’anidride carbonica nel tessuto vegetale tampona la produzione di CO2 prodotta dalle automobili e nel caso specifico anche dall’insediamento industriale presente a pochi metri di distanza lungo la strada statale 299 e per una superficie molto maggiore di quella interessata dal Piano Particolareggiato Oasi.

Alla qualità della vita in questo Comune contribuisce la presenza della natura, sia come foresta della zona alpina, sia come aree umide presenti nell’area alluvionale del fiume Sesia fronteggiante la Frazione Ronco e quelle site in frazione Piane poco più a nord di Vintebbio.

Penso che questi boschi non debbano essere intaccati ulteriormente da strutture produttrici di inquinanti, perchè ecosistemi ricchi di specie (anche endemiche) e, ancora in buon equilibrio ecologico, funzionali come fascia di transizione per ambienti naturali alpini di quota più elevata.

Ma un altro aspetto importante è che questa vegetazione contrasta il fattore siccità che da alcuni anni sta premendo alle porte anche di questa valle.

Vorrei anche ricordare che lungo le aree umide del Sesia, riferite precedentemente, si alimenta la Cicogna nera che trova qui ancora la natura selvaggia di cui ha bisogno, finché gli insediamenti industriali lo permetteranno. Per questo motivo sto cercando il riconoscimento di queste aree quale sito Ramsar tramite la richiesta ufficiale del Comune presso la Regione.

Sono favorevole all’istituzione del Parco fluviale del Sesia, dal Monte Rosa al Po, perché la natura di questa valle contribuisce per gran parte anche all’economia di chi ci abita.

Dal blog - http://pietrodemarchi.blog.dada.net/

questi commenti:

- Sono del tutto estraneo agli studi in questi campi ma ritengo che qualsiasi opera umana che vada ancora ad intaccare ciò che resta di naturale in bassa Valsesia sia un macigno che cade e cadrà sulle nostre teste in termini di aria, di acqua e di clima. Il poco interesse per la natura e gli equilibri che i politici di oggi hanno ha portato e sta portando edifici umani ovunque nella zona che va da Quarona a Serravalle. Case private una dietro l'altra ed in un periodo in cui la Valsesia (anche quella bassa) va spopolandosi. Per non parlare della corsa dei Comuni alle aree industriali che ha provocato abbattimento di gran parte dei boschi rimasti nel fondo valle a Borgosesia. Per cui i benefici economici di pochi oltre a distruggere il poco che resta dell'ambiente faranno senza dubbio male alla salute delle popolazioni intere. Simone Gilardetti

- Riguardo a questo Piano di cui sopra, è stata prevista un'operazione d'informazione della popolazione interessata (cittadini del Comune di Serravalle e di Comuni confinanti) e la possibilità di porre pubblicamente domande specifiche a persone competenti (studiosi d’ecosistemi, naturalisti, ecc), i quali siano in grado di raccogliere e fornire dati sul cosiddetto impatto ambientale di un tale progetto accertati? Io penso che i presumibili benefici futuri per la popolazione debbano essere attentamente soppesati e confrontati con le sicure perdite reali in termini di "benessere del territorio e di chi lo abita". Cornelia Balbo

Li, 26/03/2007.

Distinti saluti.

Dr. Nat. Pietro Demarchi

Via Gramsci 8

13037 - Serravalle Sesia (Vercelli)

Tel. 0163450476 - Mail to: pietrodemarchi@tele2.it

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Comune di Serravalle Sesia - Provincia di Vercelli
Gli autori degli atti per l'adozione del PP Oasi sono dottori Architetti, Geologi ed Ingegneri.
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L'area interessata dalla richiesta del Piano Particolareggiato ha un'estensione di 45.820 mq. ed è sita su uno spartiacque, in sinistra idrografia del Rio Delle Moje, ad una altezza di 353m. s.l.m.
Nella relazione illustrata si fa riferimento ad una :
"…richiesta di privati di recuperare, con fine turistico - ricettivo e residenziale, la frazione Ronco, posta su una delle tante colline che contornano l’abitato di Serravalle Sesia, ed è il risultato di una precisa volontà dell’amministrazione di coordinamento e di controllo di un’operazione che avrà ricadute positive sull’economia e sul recupero di un’area altrimenti abbandonata."
Si indica qui la volontà di un'amministrazione di coordinamento e di controllo non meglio specificata che sembra debba essere quella del Comune di Serravalle Sesia. Allora l'amministrazione pubblica si sta accordando con privati per interventi sul territorio? Ma se fosse così dovrebbe essere specificato ed anche enfatizzato, visto che avrà ripercussioni economiche, anzi “ricadute”!
Si specifica anche un recupero di un'area abbandonata. La prima domanda è:
- A chi gioverà il recupero di quest'area?
Ed ancora:
- Chi dice che quell'area abbandonata, che ha una grande valenza naturalistica come viene più avanti ricordato, non fornisca già i suoi benefici alla popolazione di questo Comune?
Si può pensare che le valutazioni ambientali provino che convenga intervenire, ma vedremo più avanti che ci sono seri dubbi su tali valutazioni.
Si legge più avanti: "La gestione del territorio non seguirà una filosofia di salvaguardia volta alla conservazione pura e semplice, intesa come mantenimento dello stato di fatto, ma terrà conto delle nuove esigenze, valorizzando le risorse ambientali, ricreando un paesaggio naturale ma vissuto, antropizzato nell’ottica di confort abitativo attento a non alterare gli equilibri del luogo."
Non si può evitare l'alterazione di equilibri ecologici dove si crea un insediamento umano e non si può valorizzare delle risorse ambientali ricreando un paesaggio naturale perchè non si è ancora in grado, con le attuali conoscenze scientifiche, di creare degli equilibri naturali. I fattori che governano i sistemi ecologici non sono del tutto conosciuti. Si riesce con grande fatica a proteggere l'ambiente, ma da qui alla presunzione di essere in grado di ricreare la natura con tutti i suoi equilibri occorre soltanto la visione di ignari sognatori.
Anche l'affermazione all'art. 7 " ... L’intervento dovrebbe essere realizzato in modo da non compromettere irreversibilmente l’ambiente ..." non è corretta, dato che gli equilibri ambientali, e sarebbe meglio dire equilibri ecologici, si modificano sempre ogni qual volta si creano delle ferite nel continuum ecosistemico a seguito della realizzazione di strutture ed infrastrutture. L'estirpazione di piante, sia erbacee che legnose, il dissodamento del suolo, l'inquinamento, il disturbo antropico, ecc. creano sempre degli spostamenti dell'equilibrio del sistema ecologico che, in seguito, si potrà forse solamente in parte curare.
 
Uno sguardo all'analisi di compatibilità ambientale.
Le categorie considerate al punto "c" sono " clima, atmosfera, ambiente idrico, suolo e sottosuolo, vegetazione, flora, fauna, ecosistemi e paesaggio e rumore. "
E di seguito viene subito dichiarato " Non si ritengono rilevabili influenze di alcun tipo sul clima e sull’atmosfera e, in generale, impatti ed influenze minime se non addirittura trascurabili sulle altre categorie. "
Ma quali studi sono stati fatti e quali dati sono stati presi in considerazione per poter arrivare a tale valutazione?
Dato che si dice " ... Non si ritengono rilevabili influenze di alcun tipo sul clima e sull’atmosfera e, in generale, impatti ed influenze minime se non addirittura trascurabili sulle altre categorie. ", tale deduzione deve scaturire da dati rilevati in loco o quanto mento da preesistenti studi effettuati su quest'area. Sarebbe quindi scientificamente, oltre che eticamente, corretto riportare gli estremi delle pubblicazioni tecnico-scientifiche reperibili per qualsiasi diritto di visione pubblica.
Riguardo al " ... primo, ma sempre molto ridotto, impatto ambientale in fase di realizzazione degli interventi individuati spazialmente e temporalmente nella durata del cantiere. " ( sempre il punto “c” dell'analisi di compatibilità ambientale) la valutazione dell'entità dell'impatto può essere fatta soltanto dopo lo studio delle categorie di cui sopra ( ...clima, atmosfera, ambiente idrico, suolo e sottosuolo, vegetazione, flora, fauna, ecosistemi e paesaggio e rumore.) e per le quali non sembra esistano dati in loco.
Al punto "d" successivo si legge " … si potranno, per godere di punti di vista sul territorio, creare tagli mirati delle grosse alberature. "
Le grosse alberature non sono soltanto piante, ma anche micro-habitat che complicano tra l'altro non poco lo studio e la valutazione degli ecosistemi ed è proprio irragionevole, attraverso un'analisi di compatibilità ambientale, che come stiamo vedendo è sempre più lacunosa ed inesistente, arrogarsi il diritto di " ...creare tagli mirati delle grosse alberature. ".
Per un permesso così delicato per l'equilibrio ecologico occorrono studi reali dell'ecosistema e della natura di quel territorio, studi da commissionare ad esperti in materia.
 
Al punto "e" si legge " Per quanto riguarda la componente di tipo naturalistico, cioè quella predominante, il verde potrà essere anche sostituito con essenze autoctone, facendo attenzione a scegliere essenze diversificate per fornire un habitat ideale a più specie di animali. ".
Dunque senza aver rilevato dati ed aver studiato le caratteristiche floristiche, vegetazionali, faunistiche, pedologiche, ecologiche dell'area interessata si prescrive che il verde potrà essere anche sostituito con essenze autoctone e si rimarca che occorre fare attenzione a sceglierle diversificate per fornire un habitat ideale a più specie di animali.
Non ci è dato sapere quale grado di diversificazione occorre adottare e per quali e quante specie faunistiche debba convenire. Non si conosce per altro neanche la mappa di una specie, tramite questi atti, e si pretende di favorire la vita di più specie animali senza pensare ai danni delle popolazioni esistenti (botaniche e faunistiche).
Non è sufficiente aumentare la ricchezza in specie, soprattutto senza metodo scientifico, come scaturisce da questa analisi di compatibilità ambientale, per garantire una protezione dell’ambiente naturale.
Riguardo la ricchezza in specie vengono considerate solo le seguenti: “ castagni, querce, ontani, farnie, frassini ”.
Prima di tutto non sono riportati neanche i nomi scientifici delle specie botaniche. In secondo luogo tre dei nomi riportati, nella nostra area climatica non sono riferibili unicamente ad una specie (ontani, querce e frassini) e debbono quindi essere considerati nomi volgari di genere. Il genere sta qui ad indicare un gruppo tassonomico. Mentre le farnie sono querce. Cosicché di cinque nomi si può limitare la lista a quattro essenze, di cui tre non si sa a quale specie corrispondano. Possiamo allora pensare che sia stata rilevata e classificata una sola specie: il castagno. Sperando che non si sia fatta confusione con il Castagno d’India o Ippocastano.
Il punto “g” riguarda le misure previste per impedire ridurre e ove possibile compensare gli impatti ambientali significativi derivati dall’attuazione del piano o del programma. Qui si legge “ … Per quanto riguarda invece le scelte localizzative gli spazi per la viabilità e la sosta seguiranno criteri di accessibilità e fruizione integrandosi con l’esistente e mitigando il loro impatto (se pur ridotto) con l’interposizione di spazi e di barriere verdi sotto forma di siepi ed alberature, che, saranno un filtro visivo, acustico e di inquinamento atmosferico (le piante assorbono parte delle sostanze inquinanti).
L’impatto visivo delle auto riguarda forse più la vista degli ospiti del complesso in progetto che l’ambiente naturale perchè il disturbo della presenza delle persone che frequenteranno l’area sarà molto maggiore ed interesserà un’area molto più grande di quella destinata al parcheggio ed alla viabilità. Per l’ambiente conta invece l’impatto di disturbo acustico creato da tutti i fruitori dell’Oasi e del personale assunto e l’inquinamento creato dai gas di scarico. Ci sono altri inquinamenti che non sono stati contemplati e sono gli oli, ad esempio, persi dai motori dei mezzi di trasporto. Per quanto riguarda l’ecosistema suolo non sono stati previsti interventi mitigatori di questo tipo di impatto, né nelle aree preposte alla viabilità, né in quelle destinate alla sosta.
Sono stati dimenticati altri aspetti qualitativi dell’ecosistema bosco, presente nell’area oggetto della richiesta di adozione del piano particolareggiato Oasi. Come in tutti i boschi l’attività di sintesi clorofilliana ha una efficacia maggiore che quella svolta da singole piante. E la fissazione dell’anidride carbonica nel tessuto vegetale tampona la produzione che di CO2 prodotta dalle automobili e nel caso specifico anche nell’area industriale presente a pochi metri di distanza lungo la strada statale 299 e per una superficie molto maggiore di quella interessata dal Piano Particolareggiato Oasi.
Pietro Demarchi
Dott. Naturalista

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