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'S RICURDUMA

di pdemarchi

28/02/2009 - 02:32

Il GTA ripercorre la storia della Roggia Molinara, un "angolo di memoria" oggi compromesso

Dal Corriere Velsesiano del 20 febbraio.

Puzza e fondo melmoso coperto da una strana liscivia (soluzione di composti chimici ad uso industriale), forse soltanto il deposito di scarichi domestici contenenti detersivi di uso comune, sembra ora caratterizzare la Roggia Molinara. “Roggia” indica un corso d'acqua creato dalla mano dell'uomo ed è nome recente, ma in tempi storici fu nominata “Bealera” e “Gora”, secondo la descrizione di Don Florindo Piolo nella sua “Storia del Comune di Serravalle”, ed anche “Rusa”, secondo gli anziani di antica origine serravallese, i Mugiun. I cittadini viciniori ci hanno dunque manifestato le loro lamentele e, a cominciare dalla fine di via Dellanegra, presso l'ex fucina Galupin, dove l'acqua del Roggia Molinara fluisce in superficie, il fetore creato dai reflui dei collettori di scolo ancora in attività, associati alla mancanza d'acqua nell'antica “Bealera”, crea un disagio per gli abitanti del posto.
 
E' stato chiuso il deflusso delle acque della Roggia Molinara costruita “nei primi anni dell'ottocento”, per quanto riguarda “il tratto di Rusa dalla fucina Berteletti” (Capun) “a Vintebbio”. Tra virgolette s'intendono naturalmente le parole di Don Florindo Piolo. Mentre la “Gora” che parte “dal torrente Sessera e quasi di rimpetto alla borgata Guardella” fu cominciata sul finire del trecento ed ultimata nel 1421. Inizia dunque dalla località Baragetto e scorre “a monte dei poderi di quasi metà del Contado” al fine di irrigare i fondi. Il Canale della ex Cartiera nel suo scorrere poco prima di entrare nella Cartiera bassa, dietro l'asilo di Piazza I° Maggio, alimenta oggi tramite paratoia la Roggia Molinara. Ma in origine la “Bealera”, la quale alimentava anche la prima fucina fatta costruire dal Conte Salomone, con lo scopo di forgiare attrezzi di ferro per la lavorazione dei campi, sfruttando uno dei salti che presentava nel suo percorso, permise il sorgere, dove più pronunciato era il salto dell'acqua, e sempre per volere del Conte, la primitiva cartiera denominata “folla”, ove oggi è la “Cartiera bassa”. L'acqua della “Roggia Vecchia” limentò in seguito, come detto, il successivo tratto fino a Vintebbio.

I reflui, dunque, presenti nella “Gora” indicano chiaramente che unità civili ma anche industriali, cioè case ed industrie, non collegate alla rete del depuratore locale, scaricano le loro acque di scolo senza nessun trattamento. Dalle foto che abbiamo scattato è evidente sia la presenza dei reflui dalle bocche dei collettori, sia l'effetto nocivo degli stessi. Abbiamo trovato infatti ratti morti, probabilmente avvelenati dai reflui tossici e concentrati per la mancanza di diluizione nell'acqua
della “Rusa”, dato che non ce n'è quasi più, ed il fatto che siano stati evitati dai predatori indica verosimilmente la presenza di sostanze velenose.

Più a valle, proseguendo lungo la Roggia Molinara che arriva al vecchio Mulino, da qui la denominazione, si trovano ancora bocche si scarico dei reflui; poi la “Bealera” viene coperta per un tratto e riappare dopo alcune centinaia di metri. Ancora collettori di scolo attivi e la “Gora” prosegue, mentre sulla sinistra c'è ora la risorgiva che forma, appena oltrepassato il ponte per Grignasco (statale 299), un laghetto. In questo piccolo bacino, a sinistra della carraia roseguendo in direzione del Mulino, una bocca di scarico di circa mezzo metro di diametro è predisposta per immettere reflui che alimenterebbero in modo supplementare, ma non vitale, le acque sorgenti, pulite e tiepide (circa 14 gradi) attraverso una tubazione sotterranea.

Una volta le acque della Roggia Molinara venivano usate “per la macina di cereali, per la ulitura dell'orzo, del miglio, del panico e per granolare la canapa.”. Veniva utilizzata l'acqua per irrigare i fondi ed ancora, come riportato nella storia del Comune, “era naturale che i serravallesi si servissero di quel corso d'acqua, in certe località con buona pendenza, anche per altri scopi, ed ecco i mulini e le fucine fondate posteriormente.”.

Un ricordo per i serravallesi ed un angolo di memoria storica, parte della nostra identità, oltre ad essere un'area naturale, che depura le acque di scarico tossiche, artificiali ed inopportune, essendo una zona umida ed essendo la depurazione una funzione fisiologica di tali ambienti, degna di miglior causa, nell'ambito del sistema ecologico.
Un tempo i ragazzi, e non solo, si divertivano a pescare pesci di varie specie e gamberi. Ora tutto è morto.
Il GTA – Serravalle Sesia

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